_Italiano

ITALIÀ. Traducció d’Elena Laurenzi

Organismi cibernetici che non ravviseranno
il giardino dell’eden dietro ai grattacieli
dell’ironia, la morte e la perversità del corpo
che sempre eccede i limiti
somigliante e pur sempre differente,
risultato di costanti interazioni,
un prodotto sociale che alcuni sceglieranno
per farne degli studi di mercato – di mercato!-
tracciando divisioni inesistenti
e un gruppo saranno gli uomini, l’altro le donne
(si venera il dualismo di generi artificiali)
-e che farne di coloro che abitano la frontiera,
che dire a Venus Boyz o Murray Hill?
Si potrebbe proporre di riformar le basi
e distinguere la gente per i nei nella scollatura,
il sodo delle natiche, il modo di baciare,
l’accento delle palpebre o l’eleganza delle mani
sapendo che ci travestiamo ad ogni istante.

LA PELLE (La pell)
La pelle, le tue dita, un contorno.
Smarrirsi nella vetta del tuo corpo,
sfumare nel declivio della schiena,
farsi scultura di Rodin:
un laccio, un accordarsi dei respiri,
un sole, un divorarsi in tanta luce.

Le gambe, il sesso, una carezza.
Mangiarsi le labbra
quando la bocca è un pozzo,
e inghiottirsi il  respiro,
e ancora di più essere noi
mentre si deformano le forme
e i limiti sono acqua.

La mano come un’edera, l’orecchia, il brivido.
Vuotarsi con la fretta
d’un ritmo ancestrale, sconosciuto,
navigare nel fuoco di un inferno eccitante,
scalare il purgatorio del tuo collo
e allora, solo allora, il paradiso,
baciarci lo sguardo.

LASCIATE OGNI SPERANZA

Esci dalla doccia coi capelli bagnati
e occhiaie che rivelano più di quanto vorresti.
Scendi da un quinto piano e per passare il tempo
ti rimiri da presso nello specchio dell’ascensore.
Ti dipingi le labbra e terminando emetti
quel suono che faceva anche tua madre: un bacio  all’indentro
che ti piace ricevere,  e sorridi seduttrice
mentre ti assalgono rughe che non vuoi vedere:
ti tappi la bocca in tutta fretta.
Allora, tra le dita, lasci andare il respiro
e il vapore sul vetro mitiga l’espressione
e stai di fronte a te come in una foto antica
che ripassi con l’indice per avere occhi più grandi.
Ma il viaggio finisce e prima di aprir la porta,
riordini i risvolti come a prendere impulso,
un gesto cinematografico che accentui
riempiendoti i polmoni, e ti dici:
«questo è il dejà vu di ogni mattino», e pensi:
se vivessi al decimo avrei il doppio del tempo
per reinventarmi e preparare la discesa
vera e propria, che comincia qui,  giusto adesso.

BICEFALI (Bicèfals)

con
il sole nella scollatura, il mare nella pelle,
la brezza d’estate che mi scompiglia le paure,
la voglia di te sulle labbra vermiglie,

scrivo con le dita il nome del desiderio
e fuggo da me, trovandoci in un corpo
aperto con due teste che non guardano da nessuna parte.

PISTE (Pistes)

Si ama sempre uguale, ma in modo differente, dicevi.
E ora tra me e il caffé proviamo a indovinare
se chi ci condannava era ciò che era uguale
o è la differenza la colpevole.
L’amarezza come una pista mi conduce a te,
che sei in cucina e con il cucchiaino sciogli
lo zucchero che non mi sveglierà più.
Dal tuo gesto non si deduce una risposta,
soltanto l’indizio di una perdita. Pensa:
Io non ho ali, perchè le scapole
tornano scapole se non le guardi.
E tu non hai inclinazione per volare.
Da così vicino a terra, non cadremo.
E amare è cadere.

Anuncis